08/03/2010 15.00.00Al rovescio dei conti
Storia numero 1: La mia mamma è bella. La mia mamma ha i capelli ricci e il profumo giallo che si mette la mattina prima che andiamo a scuola. La mamma ci ha pure gli anelli, che quando sono grande ha detto che lo posso usare. Lei è grande e lavora tutto il giorno, però, anche se ci ha l’ufficio lei non va in paradiso. A catechismo, i bambini mi hanno detto che non è colpa sua ma lei non può davvero. Anche se ci ha tanti amici e se la sera mi cucina il pollo con le patatine. “E se ce lo chiedo a Don Piero?” No, non si può perché la mamma non va’ mai in Chiesa e ha sposato il papà in Comune. Lei il vestito bianco ce lo aveva però ha aspettato che io e la Chiara nascevamo per sposarsi e poi il papà aveva un’altra sposa prima e ora ci ha la seconda. E Gesù non vuole. Io gliel’ho chiesto a Gesù, ma lui non ha risposto, ma ha risposto Don Piero che dice che non si può. Io per me sono un po’ triste, perché secondo me la mamma non ci piace molto non andare in paradiso e lei lavora tanto ma non conta nulla. La mamma fa l’assistente sociale perché deve trovare le case ai bambini. Poi va’ dall’oratorio e chiede se la aiutano, poi va’ dalle famiglie degli altri e chiede se vogliono i bambini che stanno male. Lei ci cura ai bambini. Poi qualche volta torna a casa ed è triste perché vede le femmine che stanno tanto male e magari lei non è riuscita ad aiutarle tanto, e poi non sanno dove andare. E la mamma è triste, e anch’io ci sono triste. Ieri sono andata da Gesù, quello che sta sul letto della nonna, in camera sua e ci ho detto che è meglio se non glielo dico alla mamma che non ci può andare in paradiso, che poi sta male ancora di più.
Storia numero 2: Silvia è venuta da me sghignazzando, che ormai noialtri, di queste cose, tocca che ci ridiamo su. “La sai l’ultima?” Mi ha sussurrato piano prima che la lezione delle tre nell’aula grande di via Berti cominciasse. Succede che ce n’è una nuova e bisogna che ridacchiamo in silenzio, ma poi ti prego, lo urliamo a tutti per vedere lo scandalo che fa. Cosa? Allora comincia a parlare. Succede che a Goito, nel suo paese, in provincia di Mantova (Lombardia), qualcuno ha deciso di cambiare le regole del gioco. Il nuovo regolamento dell’asilo comunale “Angeli custodi”, prevede all’art.1 che siano ammessi soltanto i bambini le cui famiglie “perseguono finalità educative con una visione cristiana della vita”. E fine. Senza appello. Allora, chissà perché io mi perdo e penso alla storia numero uno, che è poi la mia infanzia, che poi mi passa davanti agli occhi in un istante. Senza un perché. È a quel punto che noi, le due ragazze svampite e stordite che studiano le sorti del mondo e non avranno mai un lavoro, pensiamo “ma dai, figurati”. Sta scritto nei libri di scuola, i manuali di diritto, le tavole di economia, le pagine di scienza politica e gli elenchi delle regole del buon senso: non è possibile, non puoi svegliarti un mattino e decidere che a scuola, quella pubblica ci vanno solo i bambini con il fiocco lillà tendente all’arancione o i figli con il cognome che inizia per zeta e che sanno camminare su una mano sola. È follia. Questo è il problema: lo sdoganamento dell’impossibile, del contro le leggi, della selezione. “Perché quell’asilo è sempre stato gestito da suore e non vedo come mai questa storia faccia così scandalo”. Fa scandalo, perché prima di tutto fa paura: la legge è garanzia e tutela, è l’unica forma di protezione che consente a noialtri di non perderci nel mare del possibile, perché vi sono cose che non sono possibili; ma cosa succede se la legge è in mano a chi fa dei fiocchi lillà tendente all’arancione una realtà solo perché così lui ha deciso? A Goito di proteste ce ne sono state tante, e i ricorsi pure, e perbacco li vinceranno tutti. Il vero problema è solo il fatto che sia parso normale a qualcuno fare questa proposta: Goito è nella campagna mantovana, quella della bassa padana dove gli immigrati sono i nuovi cittadini. Sì cittadini, avete letto bene perché laggiù l’appartenenza si misura a spanne di lavoro, manciate di sudore e chicchi di pazienza: ti guadagni il pane per la tua famiglia? Il colore poco conta, sei della terra e basta. Per questo, se con una città di mani colorate e storie che vengono dalle religioni e dai posti più svariati si decide di fare una legge simile, allora il futuro è triste e fa paura. Significa costruire un muro, dove ci vorrebbe uno spiazzo, un’aia, un giardino. La storia numero uno è di me quando andavo a scuola, quando mi guardavano storto perché la mia famiglia era diversa. A casa mia la domenica non si andava in Chiesa, poi la mamma mi ha detto “ è una tua scelta ciccia” e io ci sono andata tante e tante volte. Io ci credo a Gesù e non ho avuto un’educazione ispirata ai dettami della chiesa cattolica. Pensa un po’ i miracoli. A me hanno cresciuto dicendo che dovevo ascoltare gli altri e dire “Salve” quando incontravo un signore nuovo. Il bimbo più antipatico oggi viene a giocare a casa nostra, che forse ha avuto una settimana storta. Diceva la mamma. Pensa un po’ come sono strani questi infedeli: menomale che loro non lo vedranno mai il paradiso.