08/03/2010 8.00.00Decidere qui e ora. Non è un sogno.
Voglio festeggiare l’8 marzo all’insegna del potere. Le donne difficilmente usano questa parola. Ne hanno quasi paura. Ma senza potere non si arriva al posto giusto nel momento giusto: cioè dove e quando si decide. Anche quando si decide del loro destino. Voglio citare due dati ormai acclarati da numerose ricerche: la prima dice che le aziende guidate da donne, anche in questo periodo di crisi, realizzano un aumento dei profitti tra il 10 e il 20%. Questo deriva dal fatto che le donne hanno la capacità di essere multitasking, lavorano su più obiettivi contemporaneamente. L’altro dato è invece legato al fatto che le donne sono meno propense a correre rischi; sono più sagge ed equilibrate nelle decisioni. Illustri osservatori economici ritengono che se le organizzazioni economiche mondiali fossero state dirette da donne, probabilmente questa crisi, nata in ambito finanziario, non sarebbe stata così grave. Mi sembrano due ottime ragioni per chiedere e ottenere più potere.
In Italia alla crisi economica si aggiunge una grave crisi morale e civile, con casi di corruzione sempre più diffusi che vedono coinvolti i vertici politici e istituzionali del maggior partito di governo. Una ragione in più per l’empowerment politico delle donne. Forse anche un modo di mettere la parola fine a donne che arrivano nelle istituzioni solo perché scelte dal capo come ricompensa per i favori ricevuti; abbiamo dovuto scoprire che le donne vengono usate perfino come tangenti.
Un maggior potere riconosciuto alla parte femminile del genere umano può invece essere la carta vincente per avviare una vera e propria ricostruzione civile dell’Italia. Un programma ormai non più rinviabile. Empowerment significa anche stop alle discriminazioni sul mercato del lavoro, lotta alla disoccupazione che sta crescendo. Occorrono misure specifiche, sostegno alla maternità e alla conciliazione, più servizi alla persona, condivisione del lavoro di cura fra uomini e donne. Noi abbiamo proposto anche il congedo paterno obbligatorio. Dopo quasi due anni dall'insediamento, il governo di destra non ha fatto niente in questa direzione, tutt'altro. È per questo che mi auguro che il disegno di legge sul lavoro femminile, di cui sono prima firmataria, che è all'esame della Commissione lavoro del Senato, possa essere presto esaminato dall'Aula e diventare legge. È troppo sperare in una inversione di tendenza di questa portata? L’8 marzo si può anche sognare e chissà che il sogno non possa diventare realtà.