13/01/2010 19.00.00Mai più un'altra Rosarno
Ho lasciato nel 1958 la Calabria per iniziare un percorso prima di studio e poi professionale nella Capitale. Sono sempre tornata periodicamente nella mia terra, all'inizio solo per le vacanze successivamente anche per motivi professionali. Mi era sembrato, nel corso degli anni, soprattutto negli anni '70, di intravedere dei segnali di crescita, ma era stata solo un'illusione.
Non voglio farmi prendere la mano dalla nostalgia e voglio solo cercare di esprimere l'amarezza di questi giorni nel vedere le immagini che ci sono giunte da Rosarno e dintorni e il profondo fastidio nel sentire opinionisti e tuttologi nei vari dibattiti televisivi. Ancora più triste è stato ascoltare le dichiarazioni del rappresentanti governativi.
Mi domando dove erano in questi lunghi anni in cui queste povere persone sono state tenute come bestie nei lager che tutti conoscevano? Dove erano quando questi lavoratori si rompevano la schiena per fare i lavori che nessuno dei locali voleva più fare? Ero in Calabria nei giorni delle festività natalizie, prima dello scatenarsi degli eventi in oggetto ed ero rimasta colpita dalle notizie che i telegiornali regionali davano a più riprese circa la volontà dei proprietari degli agrumeti della zona di soprassedere alla raccolta degli agrumi e alla loro volontà di appellarsi alla Comunità Europea con una richiesta di "stato di calamità".
Era tanto difficile ipotizzare da parte di chi dovrebbe tutelare l'ordine pubblico e quanto da ciò deriva che la bomba era stata messa e la miccia era stata accesa? A me che nella vita faccio una professione mi era sembrato l'inizio di una tragedia annunciata, probabilmente senza rendermene conto sono un pò presuntuosa. Oggi comunque sempre nella mia veste di attenta osservatrice sono stata positivamente colpita dalle dichiarazioni della gentilissima Mamma Africa" e ieri mi sono commossa alle dichiarazioni del giovane Rosarnese che assisteva in ospedale il giovane "africano badante" di un suo familiare. L'Italia e anche la Calabria hanno delle risorse umane che non andrebbero calpestate quotidianamente, basterebbe solo dare spazio e voce a chi ha ancora qualcosa da dire, mi farebbe piacere conoscere in merito il parere di persone di buon senso che come me si vogliono ancora illudere che non tutto sia finito.
Una professionista che ha a cuore la Calabria e il suo Paese.